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Ottico Optometrista

J.C. Unisex

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Ottico Optometrista

Quale Collirio utilizzare

Sostituto Lacrimale Acido Ialuronico

 

Quale collirio utilizzare in presenza di arrossamento oculare? E per quanto tempo usarlo per evitare problemi secondari? Come regolarsi in caso di allergia? E se si indossano le lenti a contatto?

 

Che cosa contengono e come agiscono i colliri decongestionanti reperibili sul mercato?
Analogamente ai preparati contro la rinorrea, i cosiddetti colliri decongestionanti sono a base di potenti vasocostrittori e il loro uso indiscriminato può comportare problemi sia per la salute generale, poichè determina l'aumento della pressione arteriosa, sia per il benessere degli occhi, poichè induce vasodilatazione, con peggioramento dei sintomi e necessità di somministrare sempre più frequentemente il collirio. In particolare, devono essere evitati se si è affetti da patologie cardiocircolatorie o respiratorie.

Come scegliere quello più adatto?
Non esistono colliri decongestionanti che il paziente possa individuare come "adatti" senza essere opportunamente indirizzato. I disturbi irritativi possono dipendere da molte cause: l'esposizione alla luce intensa senza lenti protettive, un'allergia, un'infezione, l'esposizione a gas irritanti, l'uso eccessivo del computer. 
Per non rischiare di trascurare o, addirittura, di mascherare le manifestazioni iniziali di una patologia potenzialmente grave e per procedere a un trattamento realmente risolutivo è necessario sottoporsi a una visita medica oculistica. Soltanto dopo aver valutato attentamente il quadro clinico, lo specialista potrà indicare il prodotto più adatto al caso specifico, tenendo conto anche dell'età, delle caratteristiche e delle eventuali altre patologie oculari o sistemiche del paziente.

In quali circostanze e per quanto tempo è indicato farvi ricorso?
Come regola generale, l'uso spontaneo dei colliri decongestionanti dovrebbe essere scoraggiato. Qualora fossero stati comunque consigliati, è opportuno ricordare ai pazienti di applicare questi prodotti per un periodo massimo di 4-5 giorni e senza superare i dosaggi indicati sulla confezione. Se in questo arco di tempo i sintomi non migliorano o ne subentrano di nuovi (per esempio secrezioni, gonfiore ecc.), è sempre necessario sottoporsi a una visita medica oculistica per approfondire la situazione.

Quale ruolo hanno i colliri antistaminici?

I colliri antistaminici sono impiegati nel trattamento dei sintomi della congiuntivite allergica. Sono molto efficaci, ma per poter ottenere un controllo ottimale delle manifestazioni è indispensabile associare il loro uso alla rimozione degli allergeni, in ogni caso in cui ciò sia possibile. 

Come devono essere impiegati?

Nelle allergie stagionali, i colliri antistaminici di nuova generazione (per esempio a base di olopatadina, ketotifene ecc.) vanno applicati in concomitanza con la comparsa dei sintomi, in quanto, a differenza dei farmaci in uso fino a qualche anno fa (contenenti, per esempio, sodiocromoglicato o levocabastina), non necessitano di una fase di "preparazione", ma sono immediatamente efficaci. 
Nelle forme allergiche croniche si può prolungare l'instillazione degli antistaminici anche per mesi, a basso dosaggio. 
Benchè si tratti di rimedi sicuri e in grado di determinare un significativo sollievo, va comunque sempre ricordato ai pazienti che, in caso di allergie di qualunque tipo, la strategia migliore per evitare fastidi consiste, ove possibile, nella rimozione degli agenti scatenanti.

Quali sono i principali colliri medicati in commercio e in quali patologie dell'occhio possono essere utili?
I farmaci oftalmici attualmente a nostra disposizione ci consentono di combattere efficacemente molte battaglie: gli antibiotici, da soli o associati a cortisone, sono alleati preziosi contro tutte le patologie della superficie oculare (per esempio congiuntiviti, cheratiti ecc.); gli antierpetici sono utili nelle cheratiti causate dal virus dell'Herpes; gli antinfiammatori e, in particolare, il cortisone sono indicati nel trattamento delle infiammazioni, sia esterne sia interne, dell'occhio; varie categorie di farmaci (per esempio betabloccanti, prostaglandine ecc.), efficaci nel ridurre la pressione oculare, sono indispensabili per il trattamento del glaucoma.

Quando al collirio si devono preferire le lacrime artificiali?
Molte manifestazioni irritative dell'occhio sono dovute alla presenza della cosiddetta "sindrome dell'occhio secco", una condizione che può essere associata a patologie specifiche (blefarite, sindrome di Sjogren, malattie autoimmuni ecc.), a condizioni fisiologiche (come gravidanza, menopausa e invecchiamento) o, più frequentemente, essere indotta da abitudini professionali o di vita scorrette (permanenza protratta in ambienti male illuminati o con ricambio d'aria insufficiente, uso eccessivo di terminali senza le opportune pause e così via). 
Quando il medico oculista riconosce la presenza di una disfunzione lacrimale, senza che sia stato possibile individuare patologie oculari che richiedano l'impiego di farmaci specifici, il rimedio di scelta consiste nell'applicazione ripetuta, più volte al giorno, delle lacrime artificiali.

In che cosa differiscono le principali tipologie di lacrime artificiali?
L'obiettivo di tutte le lacrime artificiali è ripristinare un film lacrimale adeguato, al fine di proteggere in modo costante e ottimale la superficie dell'occhio. La scelta dello specifico preparato dipende dalle caratteristiche della disfunzione lacrimale presente nel singolo paziente. 
Se esiste un problema di stabilità della lacrima, allora possono essere utili sostanze mucomimetiche, come l'acido ialuronico, che ne aumentano la viscosità. 
In altri casi, può essere preferibile integrare il volume lacrimale con sostanze volumizzanti, come la carbossimetilcellulosa o, ancora, sostenere lo strato lipidico con sostanze a base di composti grassi. 

Con quale frequenza devono essere instillate nell'occhio e in che modo?
Essendo il deficit lacrimale tendenzialmente cronico, le lacrime artificiali, di solito, devono essere applicate per tempi prolungati. Per evitare possibili effetti collaterali, al momento dell'acquisto è quindi preferibile scegliere formulazioni senza conservanti, in confezioni che ne garantiscano la sterilità (monodose, multidose sigillate, multidose con membrana filtrante). 
La frequenza di somministrazione dipende dalla sintomatologia. In linea generale, se si usano soluzioni con conservanti, non si dovrebbero superare le 4-5 applicazioni al giorno; se si è optato per preparati lacrimali senza conservanti, invece, si possono somministrare qualche volta in più.

 

 

Il Trainer del Benessere quotidiano degli Occhi

Il Benessere e la cura dei nostri Occhi

 

La finalità primaria  è quella di sensibilizzare e fornire alcune informazioni utili sull’importanza del benessere degli occhi.

La prevenzione in genere, e la cura costante dei nostri organi, sono le migliori risorse per limitare i danni del tempo e dello stile di vita che sempre è più dettato dai nostri impegni sociali più che dal nostro equilibrio psico-fisico.
Ormai è un’esigenza esplicita quella di trovare spazi per l’esercizio fisico e per il tempo da dedicare a noi stessi come unica difesa per mantenersi in forma; e che la forma fisica, oltre che un’esigenza estetica, è una importante barriera contro la perdita di efficienza e l’invecchiamento.
Il costante aumento degli utilizzatori di Centri Fitness ed Estetici, e di prodotti per l’igiene e la cura del corpo è strettamente correlato al benessere della mente.
Lo stesso, purtroppo non si può dire per “il bene più prezioso”, GLI  OCCHI.
Ai quali dedichiamo attenzione solo quando i “disagi” incidono prepotentemente sulla nostra performance.
L’Ottico Optometrista: il Trainer del Benessere quotidiano degli Occhi
Probabilmente la maggior parte delle persone pensa che l’Ottico appronti e venda occhiali da vista. Una gran parte sa che l’Ottico “vende anche lenti a contatto” (e magari pensa che, però, “lui/lei” non potrà portarle). Molti credono che sia il gerente di un negozio nel quale “trovare e provare” le nuove montature alla moda e gli occhiali da sole per completare il loro look. C’è un elemento comune a tutti però. L’Ottico Optometrista è indispensabile per definire e correggere meccanicamente il difetto visivo. Dalla misurazione/identificazione alla soluzione definitiva ottenuta grazie alla scelta più indicata ed all’approntamento del mezzo di correzione visiva necessario. Questo semplice compito richiede, però una competenza e specifiche conoscenze che svariano dall’anatomia  alla biologia, dalla matematica alla fisica, dalla meccanica alla chimica senza dimenticare che il tutto va “condito” da una grande capacità di ascolto e pazienza; tipiche doti di chi deve proporre una soluzione in un mondo che rifiuta i problemi ed esalta il benessere inteso come apparire sani ed in forma.
C’è un’area altrettanto importante, ed oggi anche di più visto il radicale cambiamento dello stile di vita, che, però, non viene sufficientemente coperta. Quella del benessere degli occhi in genere. Che si abbia bisogno di correzione visiva a no. La conoscenza dell’anatomia dell’occhio, dei problemi legati alla sua morfologia, dell’impatto della lacrima sulla visione (la lacrima in fondo è anche una delle “lenti” dell’occhio) e sulla possibilità di utilizzo di mezzi di correzione visiva alternativi all’occhiale sono le competenze che quotidianamente l’Ottico Optometrista utilizza nel proprio lavoro. Le stesse che sono necessarie per aiutare e consigliare il Cliente finale su come perseguire un benessere degli occhi costante. L’Ottico Optometrista, più di ogni altra figura professionale, è in grado, grazie alla costante reperibilità sul territorio ed alla facilità di contatto di educare il Consumatore finale al rispetto di quelle procedure di base quotidiane che nel tempo assicurano un benessere costante all’occhio.
L’igiene, la integrazione del fluido lacrimale se carente per scarso ammiccamento o per scompensi metabolici, la integrazione alimentare per supplire alla carenza di elementi essenziali come la luteina per la retina, i sali minerali e i nutrienti per l’elasticità dei muscoli orbicolari, gli omega 3 per la prevenzione della degenerazione maculare; sono tutti argomenti per i quali probabilmente solo l’Ottico Optometrista ha la possibilità di interessare più frequentemente e compitamente “l’utente della visione”. in fondo il benessere dell’occhio, oltre che un importante obiettivo sociale, è senz’altro il primo passo per poter ottenere il meglio da qualsiasi correzione visiva. Anzi, è forse, molte volte può determinare il successo.

Come si misura la vista
I decimi
L’acuità visiva dell’occhio, detto anche “Visus”, è la capacità di distinguere i piccoli dettagli. Per convenzione la normale acuità visiva è espressa in decimi. Il valore normale è 10/10. I decimi si misurano contando il numero di righe lette su apposite tabelle dette “Ottotipi”. in caso di difetti di vista  si ha una ridotta acuità visiva per lontano e/o per vicino. Con l’utilizzo di occhiali o di altre tecniche si ottengono tuttavia correzioni che possono riportare il visus a livello ottimale. Alcune malattie possono causare una visione ridotta a pochi decimi, malgrado l’uso degli occhiali. In questi casi è necessario un controllo specialistico che valuterà la possibilità di curare o di riabilitare in maniera opportuna la funzionalità visiva.
La diottria
E’ l’unità di misura del potere della gradazione delle lenti. Tanto più alto sarà il valore in diottrie di una lente, tanto più questa ingrandirà o rimpicciolirà le immagini. Le diottrie non vanno confuse  con i decimi: si può vedere 10/10 anche con lenti di oltre 20 diottrie.
L’astigmatismo viene espresso con un numero aggiuntivo che necessita anche della direzione di orientamento della lente.
I nostri Occhi
Si chiama EMMETROPIA la condizione per cui un occhio normale vede bene senza alcuna correzione e le immagini del mondo esterno si mettono a fuoco sulla retina. Per vedere bene le cose da vicino l’occhio ha bisogno di un sistema di messa a fuoco (simile all’autofocus delle telecamere e delle macchine fotografiche) che è costituito dal cristallino.
Nel caso di MIOPIA l’occhio cresce più del previsto in lunghezza facendo si che le immagini poste in lontananza si focalizzano davanti alla retina, nel corpo vitreo. Il miope, infatti ha difficoltà a guardare in lontananza, ma, in compenso, vede bene gli oggetti da vicino. Addirittura le persone molte miopi  sono costrette ad avvicinare le scritte da leggere più vicino del normale. Essendo la miopia dovuta ad un maggior allungamento dell’occhio può accadere che essa tenda  ad aumentare con la crescita dell’organismo. Molto frequentemente, infatti la miopia insorge dopo i 10 anni d’età, durante la pubertà, per evolvere negli anni successivi. Le cause non sono ben note ma sicuramente entrano in gioco fattori ereditari, costituzionali ed ambientali. Nei paesi industrializzati l’incidenza della miopia è sicuramente maggiore: per questa ragione si attribuisce un ruolo determinante, ma non unico, al maggior tempo che in questi paesi viene dedicato alla lettura e/o all’attività visiva da vicino.
L’ipermetropia è l’opposto della miopia. E’ dovuta ad una occhio troppo corto rispetto al normale. E’ un difetto frequente nella prima infanzia quando l’occhio non è ancora cresciuto. Teoricamente gli ipermetropi dovrebbero vedere male sia da lontano che da vicino perché l’immagine si focalizza dietro la retina. Per fortuna c’è il cristallino che in questo caso riesce a compensare, con uno sforzo più o meno grande, il difetto, specialmente da lontano. In pratica spesso, l’ipermetrope è una persona che, da giovane, ci vede bene, ma che può affaticare la vista specialmente quando guarda da vicino.
La presbiopia è un difetto fisiologico il cui esordio, avviene generalmente dopo i 45 anni circa. Il cristallino invecchia con l’età e diviene meno efficiente nel mettere a fuoco gli oggetti, tanto più quanto essi sono vicini. Il problema può essere risolto con l’ausilio di occhiali che vanno usati solo per attività a distanza ravvicinata. Le lenti bifocali o multifocali possono offrire una visione buona  a differenti distanze di lavoro senza dover cambiare gli occhiali. Queste ultime soluzioni richiedono un adattamento mentale e di strategie di sguardo che alla lunga danno buoni risultati.
L’astigmatismo è un difetto dovuto al fatto che la cornea, la principale lente dell’occhio, è deformata. Normalmente dovrebbe essere di forma sferica come un pallone da calcio ma a volte essa diviene più schiacciata come un pallone da rugby. La conseguenza di ciò è che si avranno deformazioni delle immagini: saranno viste meglio le cose in una direzione e peggio quelle in un’altra. Per gli astigmatismi lievi i disturbi sono modesti e spesso limitati solo ad un affaticamento visivo; per gli astigmatismi elevati si avranno, invece, difficoltà sia da lontano che da vicino. Spesso l’astigmatismo è presente già nei primi anni di vita e, se non corretto, può diventare molto penalizzante per la visione di un bambino.
   
 

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